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Il carico glicemico

7 febbraio 2013
Il carico glicemico

L’indice glicemico di un alimento (ve ne abbiamo parlato QUI) è un concetto importante nell’ambito della nutrizione, ma ha un grosso limite: non fa riferimento alla quantità di carboidrati contenuti nell’alimento in questione: si basa esclusivamente sulla velocità con cui i carboidrati contenuti in quell’alimento possono essere digeriti.

Il carico glicemico di un alimento, invece, tiene conto anche della quantità di carboidrati contenuti nell’alimento: dà quindi un’informazione più completa rispetto all’indice glicemico e si ottiene moltiplicando l’indice glicemico dell’alimento in questione per la quantità di carboidrati contenuti esso e dividendo il risultato per 100.
Sono stati studiati degli intervalli di valori relativi al carico glicemico. La classificazione che segue si riferisce a porzioni medie di singoli alimenti:

  • Carico glicemico alto: uguale o superiore a 20
  • Carico glicemico medio: compreso tra 11 e 19
  • Carico glicemico basso: non superiore a 10 

Il carico glicemico è importante soprattutto per alimenti contenenti piccole quantità di carboidrati. Tali alimenti possono infatti avere un indice glicemico molto elevato, ma un carico glicemico basso. Per capire meglio questo concetto vi facciamo un esempio classico, quello delle carote che, se consumate bollite, hanno un indice glicemico pari a 90 (cioè molto alto perchè la scala dell’I.G. va da 1 a 100). Si consideri tuttavia che le carote contengono soltanto 8 grammi circa di carboidrati su cento grammi. Quindi, il carico glicemico di 100g di carote è:

CaricoGlicemicoCarote = (90 × 8) / 100 = 7,2

Quindi, se ci limitiamo a mangiare una moderata porzione di carote cotte, il carico glicemico che ne otteniamo è 7,2 (classificato come BASSO)

Quello che abbiamo cercato di spiegarvi in questo post è che il carico glicemico è un valore fondamentale per avere un parametro pratico nella valutazione dell’effetto dei carboidrati assunti con la dieta, ma ricordiamoci che sono molteplici le cause e i meccanismi attraverso i quali la glicemia può essere modificata in seguito ad un determinato pasto: alcune di queste dipendono dall’alimento, altre dal pasto complessivo, altre ancora dall’individuo.
Non perdetevi il post di domani: troverete una ricetta a basso indice (e carico) glicemico!

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7 Commenti

  • Rispondi Anonimo 7 febbraio 2013 at 10:45

    Quindi è più importante calcolare il carico glicemico dell'indice?
    Scusate ma non vorrei aver fatto confusione, grazie e buon lavoro. Viv

  • Rispondi Dott.ssa Paola Salgarelli 7 febbraio 2013 at 23:32

    Sarebbe opportuno utilizzare il carico glicemico per gli alimenti che contengono pochi carboidrati (come le carote e le verdure in generale). Invece, per gli alimenti che contengono molti carboidrati (pane, pasta, riso, etc), è sufficiente sapere l'indice glicemico (se poi si vuole calcolare anche il carico glicemico tanto meglio!). Ciao!

  • Rispondi Anonimo 8 febbraio 2013 at 13:50

    grazie per la spiegazione 🙂 buon lavoro
    Viv

  • Rispondi Alberto Sironi 8 febbraio 2013 at 20:24

    Trovo l'articolo molto interessante
    A tal riguardo voglio segnalare una pubblicazione gratuita sull'indice e carico glicemico che ho trovato interesante per approffondire l'argomento.
    http://sanome.it/pubblicazioni-vitagen/

  • Rispondi Dott.ssa Paola Salgarelli 9 febbraio 2013 at 21:02

    Grazie, andrò a leggerlo di sicuro!

  • Rispondi Anonimo 11 febbraio 2013 at 13:41

    Quindi le carote lesse non sono da demonizzare?

  • Rispondi Dott.ssa Paola Salgarelli 11 febbraio 2013 at 18:44

    Esattamente! E' proprio quello che volevamo dimostrare con questo articolo e siamo contente che sia stato ben recepito

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