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Intolleranza al lattosio: che fare quando il latte diventa un nemico?

24 gennaio 2014
Intolleranza al lattosio che fare quando il latte diventa un nemico
L’intolleranza al lattosio è nota all’uomo da secoli: pensate che già Ippocrate l’aveva descritta e parliamo di circa 400 anni prima di Cristo! Solo negli ultimi 50 anni, però, è stata definita e descritta con precisione.
Ma che cos’è un’intolleranza alimentare? Nel 1991 l’allergologo Kaplan la definì “allergia non allergica”, perché non coinvolge il sistema immunitario. L’allergia vera e propria, invece, è una reazione esagerata del sistema immunitario in risposta a un allergene (l’allergene, è una piccola parte proteica della sostanza incriminata, quella che scatena la reazione). L’intolleranza si manifesta in seguito ad un’assunzione abbondante (e magari ripetuta per più giorni) di un determinato alimento: l’organismo “si ribella” perché non riesce a digerirlo correttamente. Ecco il motivo per cui l’intolleranza è una reazione tossica dell’organismo, a differenza dell’allergia (reazione non tossica) che non dipende dalla dose assunta.
Quali sono le cause principali delle intolleranze? Si tratta soprattutto di difetti metabolici (mancanza di un enzima digestivo), e questo è il caso dell’intolleranza al lattosio.
Che cos’è il lattosio? E’ uno zucchero che si trova nel latte, quindi anche nei suoi derivati. Nell’intestino tenue è presente l’enzima lattasi che scinde il lattosio, uno zucchero complesso, in zuccheri semplici (glucosio e galattosio) che il nostro intestino è in grado di assorbire. Chi è intollerante al lattosio ha una carenza dell’enzima lattasi e ciò  rende l’intestino incapace di scindere il lattosio, il quale finisce nell’intestino crasso dove viene fermentato dalla flora batterica, causando dolori intestinali, flatulenza e diarrea.
La carenza di lattasi è un fenomeno piuttosto comune, infatti il 70% della popolazione mondiale è intollerante. Le caratteristiche etniche sono importanti: nel Nord Europa, Nord America ed Australia nella popolazione adulta si rilevano i valori minori di incidenza (dal 5% della popolazione britannica al 17% dei francesi). Nel Sud America, Africa e Asia, più del 50% della popolazione adulta manifesta deficit di lattasi, mentre in alcuni paesi dell’Estremo Oriente l’intolleranza interessa fino al 100% della popolazione. E’ interessante notare che le popolazioni con maggior frequenza del deficit della lattasi coincide con le aree a minor consumo di latte.
Ma una persona intollerante al lattosio deve necessariamente eliminare i latticini?
Se i sintomi dell’intolleranza al lattosio non sono particolarmente rilevanti, non è necessario eliminarli del tutto: è infatti possibile consumare latticini a basso contenuto di lattosio. Ad esempio, si può utilizzare il latte delattosato (commercializzato con il nome di “latte ad altà digeribilità”).
In questo tipo di latte è stato ridotto il contenuto in lattosio, lasciando però invariato il prezioso contenuto di tutte le altre sostanze nutrienti (come il calcio).
Un altro alimento per intolleranti al lattosio è lo yogurt, perché i fermenti lattici in esso contenuti sono in grado di scindere (anche se parzialmente) il lattosio.
Anche i formaggi ben stagionati (ad esempio Parmigiano Reggiano, Grana, provolone, pecorino a pasta dura e simili) contengono minime quantità di lattosio e sono pochissime le persone intolleranti che non possono assumerli.
E chi volesse eliminare i latticini dalla dieta come fa ad assumere calcio? Nelle forme più importanti di intolleranza al lattosio (diagnosticate dal medico), potrebbe essere necessario adottare per un periodo una dieta priva di latticini. E’ comunque possibile ricorrere ad altre fonti di calcio, come ad esempio le mandorle, i cavoli, i broccoli, le vongole, il pesce con le lische. La copertura dei livelli di assunzione giornaliera di calcio può avvenire anche attraverso il consumo intelligente di alcune acque minerali carbonato-calciche, ricche di calcio “altamente assimilabile” (contenuto di ioni calcio2+ superiore ai 300 mg/l).
Attenzione al “lattosio nascosto”: il lattosio, oltre che nel latte e derivati, è presente anche in molti prodotti alimentari, ad esempio: pane al latte; pietanze cucinate con panna, crema, latte o burro; molti tipi di biscotti e dolci; gelati; caramelle al latte; cioccolato al latte; prosciutto cotto; salumi (es. wurstel); minestre e pietanze pronte per la cottura. A chi manifesta problemi di digeribilità del lattosio si consiglia di leggere attentamente le etichette e l’elenco degli ingredienti.

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3 Commenti

  • Rispondi Anonimo 29 gennaio 2014 at 20:04

    Ciao, sto cercando di organizzare il nuovo regime alimentare di mia figlia, positiva al breath test…. la gastroenterologa mi ha raccomandato di osservare una dieta molto rigida e di evitare anche i farmaci che contengono il lattosio come eccipiente, ma, per riequilibrare la sua pancia inquieta, mi ha prescritto dei fermenti che lo riportano fra gli ingredienti… c'è una spiegazione secondo voi? Grazie :-)) Marta

  • Rispondi Dott.ssa Paola Richero 31 gennaio 2014 at 22:28

    Buonasera Marta, forse sarebbe meglio chiedere direttamente alla gastroenterologa… anche perché esistono fermenti lattici senza lattosio!

  • Rispondi Anonimo 1 febbraio 2014 at 1:06

    Al prossimo appuntamento chiederò di sicuro, la domanda sorge dal fatto che proprio i fermenti prescritti dalla specialista contengono il lattosio…. ho anche molti altre domande, ad esempio non so quanto siano "pericolose" le tracce indicate sulle etichette. Non so come comportarmi per i farmaci. Ho impiegato un bel po' ad imparare a gestire la dieta gluten-free e adesso ho di nuovo un sacco di dubbi! Grazie comunque, anche per questo blog fantastico!

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